Calo
ponderale
Il
calo ponderale ha lo scopo di perdere quanto più grasso
possibile e quanta meno massa corporea magra possibile.
Quindi la dieta deve essere adeguata dal punto di vista nutritivo
affinché non si verifichino subcarenze o carenze di
vitamine e minerali. In ogni caso l’apporto calorico
consigliato non deve mai essere inferiore a quello del MB
e se l’eccedenza di peso non è rilevante si deve
prescrivere una dieta non inferiore a 1100 Kg/giorno.
La
quota energetica sarà rapportata ad un deficit calorico
di 400-800 Kcal per ottenere un dimagrimento di circa 2-4
Kg mensili che non compromette il bilancio azotato e, di conseguenza,
non incide sulla massa corporea magra.
Il calo ponderale ottimale deve prevedere una riduzione calorica
di 1/3 – 1/4 della spesa energetica prevista. Pertanto
la riduzione di peso deve essere graduale, evitando l’alternanza
di periodi di dimagrimento con periodi di ripresa del peso
iniziale che non risolvono il problema dell’obesità
o del soprappeso.
La
quota di proteine deve essere pari al 25-30% dell’apporto
energetico totale in modo da costituire un substrato adeguato
per le sintesi proteiche.
La quota glucidica, rappresentata prevalentemente da carboidrati
complessi, sarà mantenuta su circa il 40-50% dell’apporto
energetico totale in modo da normalizzare le alterazioni metaboliche
associate come ipertrigliceridemia e iperglicemia.
L’apporto lipidico sarà di circa il 20-25% dell’apporto
calorico giornaliero in prevalenza costituito da acidi grassi
insaturi che hanno l’effetto di mobilizzare i depositi
di colesterolo conseguenti all’aumentata produzione
endogena che deriva dalle prime fasi di dimagrimento.
E’ fondamentale l’assunzione di alimenti ricchi
di fibra alimentare (frutta e verdura), per consentire un
adeguata assunzione di oligoelementi e garantire un certo
stato di sazietà negli intervalli tra i pasti.
Al
trattamento è necessario associare una buona attività
fisica che oltre ad accrescere di per se il dispendio energetico
induce diversi vantaggi metabolici come: migliore risposta
dei recettori periferici dell’insulina, riduzione dell’iperinsulinismo
e migliore tolleranza glucidica. |