Dimagrire
è facilissimo: basta non mangiare o limitare l’assunzione
di cibo in modo drastico. E’ un concetto così
banale e scontato da non meritare neppure di essere enunciato.
E’ un concetto così ovvio da essere preso in
considerazione da tutti nel momento in cui decidono di perdere
peso.
Alla
prima domanda “Perché mangiate” che pongo
ai ragazzi delle scuole superiori nell’ambito dei corsi
di educazione alimentare segue sempre la stessa risposta:
“Perché abbiamo fame”.
Concettualmente non fa una grinza anche se è una risposta
così superficiale da lasciare interdetto l’interlocutore.
Il nostro organismo reclama l’esigenza di cibo attraverso
la sensazione della fame. Quindi la fame è solo il
sintomo di un’esigenza non ne è la causa. L’organismo
necessita di cibo per trasformare l’energia potenziale
in esso contenuto in energia meccanica per i movimenti muscolari,
in energia termica per mantenere la temperatura corporea intorno
a 37°C, in energia chimica per consentire alle reazioni
metaboliche di compiersi ed in energia elettrica per la trasmissione
degli impulsi nervosi.
La
principale fonte di energia di pronto utilizzo è rappresentata
dai carboidrati (o zuccheri). In particolare il glucosio è
l’unica fonte di energia dei globuli rossi e delle cellule
del cervello. Per questo motivo nel sangue ne deve essere
sempre presente una certa quantità. Quanto questa quota
e quella di riserva accumulata nel fegato sottoforma di glicogeno
si esaurisce il nostro organismo se la procura utilizzando
la demolizione (gluconeogenesi) del grasso corporeo (che dovrebbe
essere utilizzato come fonte di energia per sforzi prolungati)
e delle proteine (che hanno una funzione prevalentemente strutturale).
Questo processo di produzione di glucosio da lipidi (grassi)
e proteine porta alla formazione di scorie che se presenti
in quantità eccessive sono portatrici di patologie
e riducono il patrimonio proteico che serve fra le altre funzioni
a mantenere elastica la pelle e tonica la muscolatura.
Così
accade che se ci si organizza una dieta partendo dal concetto
che per dimagrire basta non mangiare o eliminare gli alimenti
che fanno ingrassare (zuccheri semplici e complessi come pane
e pasta) senza tenere conto di questo meccanismo si va incontro
a disturbi fisiologici e strutturali come il raggrinzimento
della pelle e la perdita di tonicità muscolare.
Ma non è tutto. Si innescano anche degli scompensi
metabolici. Da un punto di vista genetico l’organismo
umano è lo stesso da milioni di anni ed è dotato
di numerosi meccanismi di compensazione capaci di risparmiare
energia e di accumulare sostanze di riserva.
Una
forte riduzione alimentare come accade nelle diete drastiche
come quelle purtroppo frequenti che prevedono l’assunzione
di proteine (soprattutto carne) e l’eliminazione dei
carboidrati (zucchero, pane, pasta) viene recepita dal corpo
come un periodo di gravi carenze nutrizionali contro il quale
è necessario reagire. E reagisce sempre in un unico
modo: diventa particolarmente efficiente ad utilizzare i nutrienti
e ad accumulare materiale energetico di riserva.
L’effetto, ben conosciuto dai nutrizionisti,
è sempre il medesimo ed è noto come "effetto
yo-yo". Inizialmente l’individuo dimagrisce (perché
è ovvio: se si mangia poco si perde peso) ma dopo,
quando ricomincia a mangiare pane e pasta, inizia una repentina
e inesorabile lievitazione della massa corporea. A questo
punto si è fatto un danno metabolico al quale diventa
difficile porre rimedio. E’ una storia che continua
a ripetersi ed è innescata proprio da quel concetto
tanto ovvio e banale da non farci riflettere abbastanza.
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