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I sostituti dello zucchero vengono distinti in due
gruppi: edulcoranti intensivi (altamente dolcificanti) e polioli
(con potere dolcificante paragonabile al saccarosio).
Gli edulcoranti intensivi hanno una capacità dolcificante
da 30 a 300 volte superiore a quello del saccarosio e un potere
calorico nullo. Quelli più utilizzati sono l’aspartame,
la saccarina, l’acesulfame e il ciclammato. Questi prodotti
sono impiegati nella vasta gamma di prodotti definiti “light”
o “diet” (chewingum, caramelle, analcolici, yogurt
ecc.).
I polioli di maggiore utilizzo sono il sorbitolo, il mannitolo,
l’isomalto e lo xilitolo; hanno uno scarso potere dolcificante,
da 0,5 a 0,9 rispetto al saccarasio, e un potere calorico
che è circa la metà dello zucchero alimentare.
Anche i polioli vengono utilizzati in molti prodotti “senza
zucchero” (ad eccezione delle bevande) ma in quantità
maggiori rispetto agli edulcoranti intensivi per via della
loro bassa capacità dolcificante.
L’aspartame
è sicuramente il più discusso, fra gli additivi
alimentari. E’ utilizzato prevalentemente nei cibi dietetici
ma anche come sostituto dello zucchero in molti altri prodotti
alimentari e si trova comunemente sul banco dei pubblici esercizi
come dolcificante alternativo del caffè.
Il risultato è che ognuno di noi, spesso senza rendersene
davvero conto, ingerisce questo prodotto sintetico.
Se sul consumo dei polioli sono tutti sostanzialmente d’accordo
nel sostenere che non ci sono rischi per la salute e che l’unico
eventuale effetto collaterale è dovuto al loro potere
lassativo (effetti lassativi si riscontrano dopo il consumo
di 10 caramelle senza zucchero, che equivalgono all’assunzione
di circa 20 grammi di edulcorante), sul consumo di aspartame
il dibattito è più acceso.
Attorno alla tossicità di questa sostanza
infatti c’è una diatriba scientifica e politica
che continua da decine di anni senza mai placarsi nonostante
la “posizione ufficiale” continui a ribadire che
si tratta di un prodotto innocuo che però deve essere
consumato in piccolissime dosi (massimo 40 mg/Kg peso corporeo
al giorno). Nonostante queste “ufficiali” affermazioni
una grande parte del mondo scientifico, meno ufficiale ma
molto convinto, sostiene che le cose non stanno esattamente
in questi termini.
C’è chi addirittura sostiene con insistenza che
l’aspartame sia, tra le sostanze commercializzate per
usi alimentari, la più dannosa in assoluto. Secondo
queste fonti sarebbe responsabile del 75% delle reazioni avverse
agli additivi alimentari che comprendono fenomeni come infarti
e tumori.
L’Aspartame
è un prodotto di sintesi sviluppato casualmente nel
1965 da James Schlatter nei laboratori della statunitense
G. D. Searle & Company, poi acquisita dalla più
nota multinazionale Monsanto. Il ricercatore stava lavorando
alla messa a punto di farmaci antiulcera, quando accidentalmente
mise in boccca una piccolissima quantità di aspartame
e ne scoprì le sorprendenti caratteristiche dolcificanti.
Da allora questa sostanza ha avuto un complesso e controverso
iter di ricerca che dapprima ne impedì la messa sul
mercato e poi, nonostante i letali effetti collaterali che
produceva sugli animali da laboratorio, fu quasi improvvisamente
autorizzata negli Stati Uniti d’America sotto la presidenza
Reagan.
I componenti dell’Aspartame sono l’acido aspartico
(40%), la fenilanalina (50%) e il metanolo (10%).
L’acido aspartico e la fenilanalina sono due amminoacidi
naturalmente presenti nell’organismo. Se la fenilanalina
viene ingerita da persone affette da fenilchetonuria, ovvero
da persone non in grado di metabolizzarla, può causare
rilevanti problematiche. Per questo il prodotto che la contiene
deve sempre riportare in etichetta una dicitura che ne evidenzia
la presenza.
Il metanolo è un alcol che, pur essendo presente nell’Aspartame
in quantità più modeste rispetto agli altri
costituenti, è senza dubbio la componente più
preoccupante. Questa sostanza deve essere considerata velenosa.
Dopo l’ingestione solo il 30% del metanolo viene eliminato
per via respiratoria. Il resto viene trasformato in formaldeide
e quindi in acido formico che è il metabolita pericoloso
e la cui tossicità si manifesta dopo 6-18 ore dall’ingestione
dell’alcol.
Secondo alcuni studi commissionati dall'EPA, l’Agenzia
per la protezione dell’ambiente americana, il metanolo
è considerato un veleno bioaccumulabile per via della
limitata capacità di escrezione da parte dell’organismo
umano.
Già
potrebbe essere discutibile la scelta di mettere sul mercato
delle sostanze che una parte del mondo scientifico considera
velenose. Sicuramente è discutibile la scelta di lasciare
i consumatori senza adeguate informazioni. L’indicazione,
peraltro con caratteri piccolissimi, che compare sulle bustine
dei dolcificanti “edulcorante da tavola a base di aspartame”
non è sufficiente per tutelare la salute della persona
che per problemi di salute o per dimagrire (o non ingrassare)
decide di fare uso di questa sostanza convinta del fatto che
se è così facilmente disponibile sia innocua.
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